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Amare il proprio lavoro è cosa ormai divenuta rara, il sistema di produzione super razionalizzato da un io fuori controllo utilizzano l’uomo non come creatore di unicità ma come unita biologico-meccanica.
Nei sistemi di produzione non è importante pensare, ma eseguire meccanicamente gli ordini per mantenere gli standard di unità prodotte prefissate.

Il lavoro e l’uomo macchina

L’uomo passa tutta la giornata a pensare durante il lavoro cosa fare dopo il lavoro, evadendo non solo dal “qui e ora” ma rifugiandosi in una evasione mentale, poiché non può sfuggire a quella fisica.
Questa evasione avviene perché spogliato non solo della libertà ma anche del principio di creazione.
L’uomo è affezionato alla sua meccanicità e alle sicurezze che il sistema gli dona in cambio della sua libertà, quindi accetta comodamente lo scambio.
Coltivare sé stessi in modo pragmatico è un lavoro 24 su 24 ore, un lavoro che costa fatica, intraprendenza, costanza e disciplina.
L’uomo cosciente si accorge della potenza del potere del fare e della brevità/unicità della vita e mette in pratica qualsiasi stratagemma per evadere non solo mentalmente ma anche fisicamente dal lavoro meccanico che il sistema gli offre, in modo da vivere la totalità della vita che esprime e non i rimasugli.

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Il lavoro e l’arrivismo – Il fare per avere

Molti uomini si sentono qualcuno solo quando accumulano tanto denaro o quando sono ammirati dagli altri.
Per raggiungere questo praticano ogni tipo di abuso basato sull’arrivismo indotto dall’egoismo che aleggia all’interno la loro anima.
Questo modus operandi non ha nulla a che vedere con l’esercitazione del potere del fare, sebbene non sono soggiogati dal sistema, ma ne fanno parte in qualità di soggiogatori.
Uomini che non amano quello che fanno ma quello che riescono a possedere attraverso le loro azioni, questa è l’essenza dell’avidità pensare che la ricchezza renda l’uomo onnipotente, in realtà lo spoglia delle virtù dello spirito.

Non amo e condivido il mio cuore con quello di una donna ma me la compro, non conquisto e non coltivo la fiducia e la stima delle persone che mi circondano ma me le compro.
Queste sono le parole e il cammino dell’avidità.

L’avvocato del Diavolo l’avidità di Eddie Barzoon

Esprimere sé stessi

Nel momento in cui l’uomo si prende la responsabilità delle proprie azioni valorizzando sé stesso mette in atto il suo fare per creare la propria visione.
Rendere materiale un’idea legata ad un ideale.
L’uomo responsabile non prevarica l’altro, essendo nel proprio potere persone e credendo fermamente nelle proprie capacità, trasforma in azione il proprio essere superando ogni limite.
I limiti superati portano ad una crescita interiore dell’uomo, attraverso i quali sconfigge le proprie paure e sposta i propri limiti
Amare la propria visione e renderla manifesta nella pratica costa fatica impegno e sacrificio, come d’altronde tutta l’esistenza materiale che l’uomo affronta durante la vita.
Per essere stesso l’uomo abbandona ogni tipo di assistenzialismo proveniente dal sistema e da tutto ciò che lo rendo dipendente.
Cosciente della sua unicità e delle sue capacità collabora con gli altri esseri umani e non compete, azione assai diversa da ciò che il sistema economico moderno vuole dall’uomo, ovvero una competizione continua senza alcun tipo di pietà, basata solo sul guadagno dell’attività svolta.

Articolo di Marco Trevisan

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