Signoraggio significato e storia del più grande inganno a danno dei popoli

Signoraggio 500 lire di carta

Signoraggio deriva dalla parola latina medioevale senioractium, la quale significa “aggio” (vantaggio o guadagno) del “signore” (feudatario) riguardante la creazione di moneta.
Il signoraggio è il guadagno derivato dall’emissione di moneta ovvero il valore nominale meno i costi di produzione.
Ad esempio per emettere ai giorni nostri 100 euro, 100 è il valore nominale mentre 0,10 sono i costi di produzione (valore intrinseco), il signoraggio ovvero il guadagno derivante dall’emissione di cartamoneta è di 99,90 euro.

Storia del signoraggio

Epoca antica e medioevale

In epoca antica le monete erano coniate con metalli preziosi, oro, argento, bronzo, ecc.
Chi possedeva tali metalli poteva recarsi alla zecca dello stato dell’epoca e convertire il proprio metallo prezioso in moneta. La zecca (ovvero lo stato) tratteneva un parte del metallo come costo e tassa di coniazione e con questo ricavo, lo stato finanziava le attività di pubblica funzione: strade, esercito, acquedotti, ecc…

Tale meccanismo durò fino al 12001400 circa, poiché i governi centrali dell’epoca a causa di problemi interni, indebolirono la loro influenza sulle città italiane. Questo vuoto di potere, creo l’occasione per i potenti delle città-stato italiane di trasformarle in signorie sotto il loro controllo, iniziando così a battere moneta propria (Firenze, Genova, Venezia).
I mercanti a capo delle signorie non solo battevano moneta con il vecchio sistema per monetizzare la propria città-stato, ma avevano anche funzione di deposito di preziosi, per altre famiglie nobili o per altri mercanti.
Essi infatti iniziarono ad accumulare oro e altri metalli preziosi di questi soggetti per custodirli e proteggerli.
In cambio la signoria emetteva una nota di banco che certificava il deposito della tal famiglia o del tal soggetto presso la propria banca, infatti con la nascita della nota di banco (antenato dell’attuale banconota) nascono le prime forme di banche moderne.
La nota di banco, permetteva di agevolare di molto gli scambi poiché era molto più leggera e facile da trasportare, inoltre il possessore era meno vittima degli assalti dei rapinatori.
Queste agevolazioni fecero in modo che i possessori di queste ricevute non andassero più a recuperare l’oro nei depositi, ma solo di piccole quantità in periodi di necessità.

I banchieri dell’epoca compresero tale meccanismo e iniziarono ad emettere più note di banco rispetto al reale valore di preziosi presso i loro depositi, da questo momento nacque la riserva frazionaria.
La riserva frazionaria infatti consiste nell’emettere più moneta rispetto al bene al quale è agganciata (ad esempio l’oro). La riserva frazionaria nonostante all’inizio sia stata una pratica scorretta (secondo la regole vigenti dell’epoca) a vantaggio dei primi mercanti-banchieri, i quali accumularono grandi ricchezze, di fatto era necessaria.
L’economia e gli scambi non possono essere limitati dalla scarsità dei metalli preziosi per coniare moneta, poiché quando il mercato si espande, se non trova la controparte in moneta per acquistare il bene o il servizio offerto l’economia diventa stagnante.
La nota di banco infatti dava una risposta più veloce e immediata, favorendo gli scambi tra le persone.
Link di approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_frazionaria

Epoca moderna

Nel 1694 a Londra nacque la prima banca centrale di uno stato su proposta di un commerciante e banchiere scozzese, William Paterson. La Governor and Company of the Bank of England ottenne la gestione del bilancio dello stato, il privilegio di stampare cartamoneta e la gestione del debito pubblico con un interesse per i sottoscrittori del debito dello stato (simili agli attuali bond) pari all’8%. Il sovrano dell’epoca riuscì in tempi brevi a raccogliere 1.200.000 sterline per finanziare la guerra dei 9 anni contro la Francia.
Per tutto il ‘700 e l‘800 anche gli altri stati europei compresi gli Stati Uniti si dotarono di una banca centrale, ma la creazione non fu facile e vi furono vari fallimenti.
E’ da ricordare che la totalità di queste banche erano private e non pubbliche e che il guadagno del signoraggio era totalmente a carico dei soci delle banche centrali e non degli stati o delle famiglie reali che li governavano, le quali si indebitavano con i banchieri, soprattutto durante i periodi di guerra.
Tra le famiglie più note ad amministrare in Europa le nuove banche centrali in modo diretto o indiretto vi erano i Rothschild.
Il motto di Mayer Amschel Rothschild era

“Permettetemi di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi importa chi fa le sue leggi.”

Mentre il fine di Mayer Amschel Rothschild era

“La nostra politica è quella di fomentare le guerre, ma dirigendo Conferenze di Pace, in modo che nessuna delle parti in conflitto possa avere guadagni territoriali. Le guerre devono essere dirette in modo tale che le Nazioni, coinvolte in entrambi gli schieramenti, sprofondino sempre di più nel loro debito e, quindi, sempre di più sotto il nostro potere.”

Dal ‘900 ad oggi

Verso la fine dell‘800 e i primi del ‘900 le banche centrali ancorarono l’emissione della banconote alle proprie riserve auree in lingotti d’oro (gold standard).
In questo periodo l’obiettivo delle banche centrali era quello di tenere la stabilità dei prezzi e la convertibilità delle banconote emesse.
Durante il primo conflitto mondiale, fu sospeso il gold standard su richiesta dei governi a causa della corsa agli armamenti. L’emissione di cartamoneta in questi stati superava di gran lunga le riserve auree, incombendo in gravi crisi economiche a causa dell’inflazione che si generò in essi.
I prezzi dei beni e dei servizi di alcuni stati entrati in guerra raddoppiarono, in altri si quadruplicarono.
Poco dopo la fine della guerra ci fu una ripresa, che sprofondò nel 1929 con il default finanziario della borsa americana, trainando poco dopo in depressione anche l’economia europea.
Tra le due guerre vi fu l’ascesa al potere di alcune dittature, quella fascista in Italia, quella nazista in Germania.
I due stati nazionalizzarono le banche centrali, e con i proventi derivanti dal signoraggio finanziarono molte opere pubbliche e belliche.
In questo periodo era ancora vigente il sistema monetario basato sul gold standard, ovvero l’ancorare la cartamoneta all’oro.
In Italia per raccogliere oro e battere moneta, vi fu la manifestazione fascista denominata “Oro per la Patria” e l’anno seguente la Banca d’Italia fu nazionalizzata spodestando totalmente i banchieri, finanziando così in modo indipendente le attività dello stato.
Link di approfondimento: https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/storia/istituzione/index.html

Conclusa la seconda guerra mondiale con la vittoria degli alleati, si delineo la supremazia degli Stati Uniti a livello mondiale in campo militare ed economico.
Con gli accordi di Breton Woods fu introdotto un nuovo sistema economico il Gold Standard Exchange e furono ricreati due nuovi organismi di controllo il Fondo Monetario Internazionale (F.M.I.) e la Banca Mondiale.
Tale accordo stabilì che l’unica moneta convertibile in oro era il dollaro e che gli stati membri a tale accordo dovevano versare nelle casse di Fort Knox (deposito aurifero degli USA) la propria controparte in oro, con l’intento di tenere fissi i cambi delle valute degli stati che presero parte all’accordo.
Attualmente il F.M.I e la Banca Mondiale, sono di fatto governate dagli Stati Uniti.
Link di approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Fondo_Monetario_Internazionale

https://it.wikipedia.org/wiki/Banca_Mondiale

Il Gold Standard Exchange terminò nel 1971, poiché alcuni stati membri dell’accordo di Breton Woods si accorsero che gli USA stampavano troppi dollari per finanziarie le proprie guerre e per acquistare petrolio dagli stati arabi.
Molti stati quindi iniziarono a convertire in oro le loro riserve di dollari.
Tra i maggiori esponenti di questa manovra vi fu il presidente francese De Gaulle. Il quale già negli anni ’60 affermava che i dollari in circolazione erano troppi e iniziò a convertire i dollari in suo possesso in oro.
Il 15 agosto 1971 il presidente degli Stati Uniti Nixon sospese la convertibilità del dollaro in oro, poiché le riserve auree di Fort Knox si stavano assottigliando.
Con la fine del Gold Standard Exchange, il Fondo Monetario Internazionale cambiò il suo scopo, il quale non dovendo più vigilare sulla stabilità dei cambi delle valute, perché non più ancorate all’oro, divenne supervisore delle politiche monetarie ed economiche degli stati membri.
Il Fondo Monetario Internazionale divenne e tutt’ora lo è, prestatore di fondi vincolanti agli stati affetti da crisi economiche, che a causa delle crisi, non riescono più a pagare i debiti contratti con gli altri stati membri del fondo.
Ad oggi quando il Fondo Monetario Internazionale interviene con i suoi prestiti, gestisce anche le politiche economiche e monetarie dello stato richiedente del prestito.

In Italia dal dopoguerra ad oggi

Con la fine della guerra l’Italia divenne una repubblica ma la Banca d’Italia continuò ad essere pubblica come in epoca fascista e tale rimase fino al 1998.
Stranamente l’Euro entrò in vigore a livello finanziario dal 1 gennaio 1999.
La Banca d’Italia nei primi 2 decenni del dopoguerra non solo vigilava sull’inflazione concordando il tasso di sconto con la Tesoreria dello Stato, ma versava anche parte dei suoi guadagni (signoraggio) alla tesoreria o acquistava le obbligazioni dello stato non assorbite dal mercato, cosicché il rapporto deficit/pil oscillasse attorno al 40/50%.

Nel 1981 Beniamino Andreatta sigla il divorzio tra la Banca d’Italia e la Tesoreria dello Stato Italiano.
Da questo momento la banca centrale italiana non ebbe più l’obbligo di acquistare le obbligazioni dello stato (gli attuali bond) che non venivano assorbiti dal mercato.
Successivamente nel 1992 venne approvata una legge con la quale solo il governatore della Banca d’Italia ha facoltà di decidere il tasso di sconto (costo del denaro) e non deve essere più concordato con il ministro delle finanze (Tesoreria dello Stato).
Il d.lgs del 10 marzo 1998 n. 43, sottrae la Banca d’Italia alla gestione da parte del governo italiano, sancendo l’appartenenza della stessa al sistema europeo delle banche centrali (BCE).
Da questa data quindi la quantità di moneta circolante viene decisa unicamente dalla Banca Centrale Europea.
Il 13 giugno 1999 il senato della Repubblica, discute il disegno di legge n. 4083 “Norme sulla proprietà della Banca d’Italia e sui criteri di nomina del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Tale disegno di legge vorrebbe far acquisire dallo stato tutte le azioni dell’istituto, ma non vene mai approvato.

Nel dicembre 2006 viene approvato il nuovo statuto che recepisce, le indicazioni della BCE e prevede:

  • la riaffermazione della natura pubblicistica della Banca, nonché dell’autonomia e dell’indipendenza dell’operato; (Ovvero che la Banca d’Italia è indipendente dalla politica italiana e che il suo consiglio di amministrazione deve essere formato solo da banche o da fondazioni che operano nel territorio o da istituti di previdenza sociale, con una quota massima di non oltre il 3%)
  • le procedure di nomina e rinnovo del mandato del Governatore in base a quanto già avviene in Europa; (Il governatore rimane in carica 6 anni e può essere rieletto per altri 6 anni)
  • la nomina degli alti dirigenti quali il direttore generale.

Con l’entrata nell’Euro (1 gennaio 2002) ci fu la totale estromissione della politica dalle decisioni della Banca Centrale Europea, la quale ha potere di emettere moneta (anche digitale nei conti correnti) e definisce la politica monetaria dell’Italia e degli stati membri.
Il signoraggio dell’Euro è incassato dalla BCE e viene ripartito tra i suoi soci, ovvero i soci dell’banche centrali (tutte private) degli stati membri.
Quando i guadagni provenienti dal signoraggio dovrebbero finanziare le opere pubbliche di uno stato, la “res publica” direbbero i latini.

Tratto dal sito della Banca d’Italia: https://www.bancaditalia.it/compiti/emissione-euro/signoraggio/index.html

Oggi, quindi, il signoraggio viene percepito in prima battuta dalle banche centrali, le quali tuttavia lo riversano poi agli Stati, titolari ultimi della sovranità monetaria. La principale differenza consiste nelle modalità con cui si forma il signoraggio. Quando la moneta è prodotta dallo Stato, è quest’ultimo che, spendendola ad esempio per acquistare beni e servizi, la mette in circolo nell’economia e realizza immediatamente il controvalore, al netto dei costi di produzione. Quando invece è la banca centrale a emettere le banconote (o, più in generale, la base monetaria, che include anche le riserve costituite dalle banche su conti presso la banca centrale), queste non sono spese in beni e servizi ma fornite alle banche commerciali, in forma di prestito, per le esigenze del sistema economico, o utilizzate per l’acquisto di attività finanziarie, come i titoli di Stato o le attività in valuta estera; al valore delle banconote, iscritto al passivo del bilancio della banca centrale, corrisponde quindi l’iscrizione di attività fruttifere nell’attivo del bilancio, che rendono un interesse. Perciò la banca centrale ottiene il signoraggio nel corso del tempo, come flusso di interessi sulle proprie attività fruttifere, al netto del costo di produzione delle banconote. Il valore scontato di tale flusso, che come si è detto è riversato allo Stato, è pari a quello che quest’ultimo avrebbe ottenuto immettendo direttamente la banconota nel circuito economico.

500 lire di carta - statonotaStatonota emessa dalla Tesoreria dello Stato

Conclusioni sul Signoraggio

Il grande dibattito sulla politica monetaria dell’epoca moderna, nel quale la moneta è fiduciaria e quindi non ancorata a nessun bene, sta nel capire chi deve incassare i proventi derivati dal signoraggio.
E’ giusto che il signoraggio venga incamerato e gestito dalla banche centrali private e quindi dai banchieri, oppure è corretto che venga incassato dallo stato ovvero dalla collettività dei cittadini?
La risposta sembra ovvia, ma non scontata, visto che da secoli i banchieri vogliono avere in loro pugno gli stati e di conseguenza i popoli, utilizzando il potere delle banche centrali.
Che senso ha per un popolo moderno e democratico votare un parlamento ed un governo se il portafoglio dello stato è in mano ad enti privati immuni al potere della politica?

Libri Consigliati

Articolo di Marco Trevisan

Contenuto non riproducibile previa autorizzazione dell’autore.

4 Commenti

  1. Marco, è un’ottimo articolo ma vorrei sottolineare che la destinazione del signoraggio, dalla quale i popoli sono comunque esclusi, non è l’unica insidia per noi. L’insidia più grande purtroppo, è intrinseca all’esistenza della moneta stessa.
    Se hai voglia di leggere, te lo spiega bene Tolstoj in “Che fare, dunque?”. Io ci provo a spanne:
    Quando la moneta nacque, per opera dei ricchi, fu proposta ai poveri come mezzo vantaggioso per favorire gli scambi al posto del baratto. I poveri la bevvero ed iniziarono ad usarla ignari del fatto che, mentre la moneta non scade, i prodotti che loro commercializzavano (in genere generi alimentari) si.
    Con questo barbatrucco, i ricchi detentori di moneta, poterono giocare sul prezzo dei beni dei poveri, alterandone il valore.
    Ovvero, costringendoli a svendere, pur di liberarsi di merce che si sarebbe presto deteriorata.
    Questo gioco è stato poi affinato negli anni ed oggi, tanto per citare un esempio, ci troviamo a pagare una visita medica, che mediamente ruba ad un medico dai 6 agli 8 minuti 150Euro, cifra che ad un povero costa almeno 2 giorni lavorativi del suo tempo (circa 16 ore).
    Come sostiene qualcuno più intelligente di me, prima della venuta della moneta, il valore del lavoro di ognuno, indipendentemente da quale fosse, era quantificato nel tempo che ci metteva a farlo. E più questo invecchiava, in parte perché maturava esperienza, in parte perché di ore gliene restano sempre meno, il valore del suo lavoro aumentava…

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